martedì 15 giugno 2010

Rivelazione

Giulì, sono un mascalzone…fidati. L’appello alla fiducia è tipico di Bubi, ricorre a quell’esortazione ogni volta che vuole sottrarsi a un complimento o smentire chi abbozza di lui un ritratto troppo romantico.

E a Giulì piace suscitare quella sua reazione, pudica e austera. Per lei è un tratto travolgente e prezioso della personalità di Bubi.

In effetti, anche se vi stupirà, scoprirete spesso Bubi molto severo con se stesso.

Ma torniamo al sogno proibito. Giulì non demorde: mascalzone gentleman!

Ridono a crepapelle, lei e Bubi.

Beh, forse non hai tutti i torti, cara Giulì. Non disdegno le oscenità in pratica ma non ho sogni erotici ossessivi e dissoluti. Sono un uomo fuori del comune?

Sicuramente, Bubi! Il tono di Giulì è simpaticamente canzonatorio.

Devo rivelarti una cosa, procede Bubi facendosi improvvisamente serio e trattenendo a stento un certo imbarazzo: non ho molta confidenza neanche con l’autoerotismo.

Bubi, ci credo!

Dai, non scherzare Giulì. Non è che non capiti. Ma, insomma, io ho bisogno di avere desideri e ispirazioni reali, capisci? Non trovo eccitanti un film a luci rosse, un sito o una rivista hard. Devo conoscere la mia musa, devo avere odori, parole, sensazioni che mi ronzano dentro.

Bubi…vedi che ho ragione?

Giulì, Giulì, quanto mi conosci! Ehi forse sei proprio una fattucchiera. Qualche volta mi intimorisce questa tua sensibilità, devo imparare a dirottare i tuoi esperimenti indagatori…

Comunque più che trastullarmi con il mio sesso godo a flirtare, a tendere imboscate, a ubriacarmi di emozioni. Se ho vibrazioni di eccitazione la mia mano scorre sulla tastiera del cellulare…Al massimo altrove finisce solo l’opera!

Bubi, stop, ho compreso, non devi scendere nei dettagli, su, un po’ di educazione, sono una signora! E ride, Giulì.

Poco dopo uno sbadiglio coglie entrambi.

E’ tardi, Bubi, ho molto sonno. Posso lasciarti, ti sei tranquillizzato vero?

Certo, Giulì. Andrò a farmi una lunga dormita anch’io.

Pochi minuti e sono sulla soglia di casa, Giulì schiocca un bacio sulla guancia di Bubi e Bubi, come al solito, le fa il solletico poi l’abbraccia.

Buona notte!

Mi raccomando Giulì, niente sogni proibiti, scherza Bubi.

Richiusa la porta Bubi è deciso ad avviarsi subito a letto. Si dirige quindi al divano per spegnere la famosa luce che spara a destra e recuperare il cellulare sul quale puntare la sveglia. E’ allora che arriva un messaggio…

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lunedì 14 giugno 2010

Bubi, hai un sogno proibito?

Giulì, sono proprio stressato.

Che novità Bubi, ride Giulì. Racconta, dai che ho voglia di distrarmi con qualche rebus piccante e squinternato!

Bubi apre una delle birre, fresche, che ha portato Giulì.

Sorseggiando la aggiorna, soprattutto si affida ai messaggi quasi deliranti tra Lucy e lui.

Vi assomigliate molto, sentenzia Giulì con lo sguardo malizioso e il riso negli occhi.

Bubi si scioglie in un largo sorriso: sei tremenda Giulì, mi punzecchi alla grande eh!

Giulì è affabilmente pungente: Bubi, avete il diavolo in corpo. Siete un intruglio di egocentrismo, esasperazione, vaneggiamento. Tu sguazzi nella confusione e nella debolezza, lei nel dramma. Il risultato dell’accoppiata è eclatante: potete toccare il cielo con un dito e l’attimo dopo precipitare in un burrone. Ruotate intorno al vostro ombelico, Bubi!

Giulì, c’è qualcosa di più, credimi. Quella donna è in crisi, mi ha fatto quasi paura. Ammetto che mi attrae molto e mi stuzzica quel garbuglio di passione, enfasi e angoscia. Ma non credi che dovrei andarci cauto?

Bubi, sai che i buoni propositi durano il tempo, assai breve, della tua ragionevolezza. Appena tornerà a governarti l’istinto, l’enigma Lucy sarà irresistibile. Ti confesso che sono spaventata più per lei che per te! Ride ancora, Giulì.

Bubi non replica, guarda intensamente Giulì, la cara amica Giulì. In fondo ha ragione lei…

E Giulì non aggiunge altro, non è necessario. Si rannicchia sul divano e accennando un musetto da smorfiosa butta lì a Bubi: hai un sogno proibito? Intendo proprio qualcosa di perverso e scandaloso, Bubi.

Giulì, uno solo? Ne ho moltissimi!

Sei proprio un maiale, Bubi, lo canzona Giulì con un grugnito.

Ma non ci credo. Secondo me tu non hai il tempo e lo spirito per le sconce immaginazioni, Bubi. Tu vai in brodo di giuggiole per tutto il contorno, hai bisogno di atmosfere, di contatti, di quel ping pong di effusioni e dribbling che mettono in circolo overdose di adrenalina. Il tuo sogno proibito più sconcio sarà quello che per molti uomini apparentemente castigati è una quisquilia da fanciulli!

Impudente Giulì, mi stai sfidando? Mmmh…

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domenica 13 giugno 2010

No porno, c'è Giulì...!

Al citofono la voce di Giulì, all’anagrafe Giulietta: Bubi…disturbo?

Giulì non disturba mai! Bubi accoglie Giulì stringendola forte tra le braccia, quella sorpresa lo riconcilia con la vita. Giulì, con la dote preziosa che solo gli amici possiedono, arriva sempre al momento giusto. E’ un concentrato inesauribile di dolcezza e allegria, quella spilungona dai ricci rossi, con due enormi fanali al posto degli occhi e le mani sempre in movimento ad accompagnare la favella fluida e schietta.

Giulì è anche l’altra faccia di Bubi. Quella buffa, infantile, soave. E pure spirituale. E’ con Giulì che Bubi chiacchiera nottate intere sfoderando l’umorismo che altrimenti brancola nelle insipide mezze misure e togliendosi la corazza che indossa perché in strada l’aria da menefreghista duro lo fa stare meglio. Tra loro l’atmosfera è subito di meditazione culturale e introspettiva. Ma anche di spiritoso confronto, di facezie sulle quali ridono a cuor leggero: confidenze, pettegolezzi e quelli che loro chiamano argomenti ludici…

Un toccasana per Bubi!

Una svolta della serata. Ma anche un risvolto della personalità di Bubi.

Quelle repentine virate tra euforia, sbigottimento, tedio, leggiadria.

E quella inclinazione cronica a prendere a morsi l’attimo, a seguire le onde del caso e delle ispirazioni, a cadere e a rialzarsi, ad arrabattarsi facendo lo slalom tra le complicazioni per non per perdersi le discese belle e comode.

Perché Bubi non salta gli ostacoli, cerca di evitarli. Non affronta la battaglia, cerca un riparo per schivare i colpi. Non vuole restare impigliato nelle paranoie esistenziali altrui perché non ha l’animo buono di chi se ne prende carico ma neanche quello cattivo di chi se ne infischia. Insomma ha deciso così, Bubi. Di non fare troppo danno ma neanche di subirne.

Vuole stare lontano dai rimorsi, dai sensi di colpa, dalle sconfitte, dalle scottature. Ma anche dalla fatica di esserci. Forse si è messo in testa di attraversare l’esistenza in una sorta di limbo che tenga indenne l’io dal vento, dalla pioggia, dal sole. O magari quello di Bubi è il tarlo della voragine interiore, insomma il dramma del disprezzo di se stesso.

Pedro non approva che io conduca il lettore all’interpretazione di Bubi. Di Bubi devono parlare i suoi fatti e le sue omissioni, mi ripete con piglio fermo e indiscutibile. Ha ragione, lo so. Scusate, è solo una molla che scatta, ogni tanto. Devo lanciare un dettaglio, far schizzare tra le righe un dubbio, dare sfogo a una riflessione…

Su, torniamo a Giulì che non poteva che essere ribattezzata con quell’accento birichino e vispo, perfetto per il suo carattere scoppiettante. E a Bubi che prende la palla al balzo per ristabilire le misure del suo territorio vitale.

Con Giulì non c’è l’ardore del rapporto sessuale, non c’è l’esplorazione di nuove frontiere del corpo e dell’eros, non c’è il sospiro dello sfinimento travolgente dell’orgasmo, non c’è neanche l’orgia dei pensieri più o meno sconci, dei riti di approccio, dei preliminari e delle manovre di affiatamento.

Ma c’è tutta la malia di quella libertà psicologica che Bubi prova solo con lei. Si scrolla dal groppone tutta la zavorra di quella giornata e si tuffa in quella pacchia! Gasato e spumeggiante si sveglia dal torpore, manda al diavolo il malumore e risponde gioviale alle spiritosaggini di Giulì.

Ho suonato perché ho visto la luce sparare a destra, aveva detto Giulì al principio.

Quello della luce è un segnale convenzionale tra loro. Presumo che la luce a sinistra invece lasci intendere che Bubi ha ospiti femminili, come un cartello Do not disturb, ecco.

E’ quasi mezzanotte, Giulì è lì già da quasi due ore. Nel clima di complicità torna su quel particolare, in fondo aveva deciso di passare proprio colpita da quello…: Bubi, allora, come mai luce a destra questa sera? Sbaglio o doveva essere una serata a tinte forti, un po’ pornografica un po’ fantasy un po’ thriller?

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sabato 12 giugno 2010

Escort

Menabrea calda, questa storia di non mettere la birra subito in fresco è vecchia. La stappa comunque. Raccoglie il quotidiano lasciato la mattina sul tavolo e non ancora sfogliato.

Torna a sprofondare nel divano, con birra e giornale.

L’attualità fa calare la saracinesca della sua piccola realtà. Bubi, con la sua discreta cultura, la sua capacità di critica, la sua educazione alla civiltà, ha maturato disgusto per certi affari economici e politici ma anche la ferrea determinazione ad informarsi e ad approfondire la notizia. Riflette sul mondo e sul costume, Bubi. Spesso con una perspicacia disarmante.

Lella, Lucy, Morena e le altre sono lontane, almeno per un po’. Titoloni, sottotitoli e qualche articolo di respiro internazionale. Poi, tra il serio e il faceto, si addentra in una vicenda di escort. Non malignate, lettori. Mi corre l’obbligo di chiarirvi che non è depravazione, Bubi non è affetto da ossessione monotematica, non ha il chiodo fisso del sesso per intenderci…

E’ proprio la depravazione che anima, offusca, depista ad attirare la sua applicazione. Si concentra in quella lettura e trova sfumature che indignano e caricature graffianti. Gli esseri umani ne escono senza giacca e cravatta. E quello adesso potrebbe farlo ridere o franare.

Ma ci voleva, si, ci voleva proprio l’incursione nella società a brandelli e nel perverso gioco degli specchi, delle manovre, dei ricatti, degli imbrogli e delle deviazioni. A Bubi non arrivavano come scandali gli eventi, naturalmente. Ma la matassa delle macchinazioni, degli espedienti, dei vincoli velenosi. E quel fiume in piena di supposizioni, rivelazioni, collegamenti.

Così di nuovo si affacciano apatia e disappunto. Si sente impotente davanti a tutto, Bubi. A quello che accade dentro e intorno a lui.

Frustrazione. Uno di quei fardelli che quando bussano forte alle tempie potrebbero far impazzire chiunque. Uno stato di inadeguatezza e di patimento dal quale Bubi era solito mettersi in salvo con l’immersione nella baldoria cosmica. Dei sensi, appunto. Mentre il terrore monta suona il citofono.

Bubi si mette a sedere, di scatto. Un’ombra si allunga sul suo volto in quel torpore delle gambe e della testa: vorrebbe una visita piacevole e al tempo stesso è impreparato, stizzito. Quella giornata deve finire, è un inferno!

Il citofono suona nuovamente.

Si guarda: la camicia stropicciata che penzola sui pantaloni slacciati e un paio di infradito che hanno conosciuto anni migliori…

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venerdì 11 giugno 2010

Bubi: caos, brividi, focoso bisogno e noia

Un lungo e violento pianto. Di questo aveva bisogno, l’enigma Lucy. Di un urto che la proiettasse con vertiginosa durezza all’eruzione. Basta stordimenti, basta grovigli di versi sconsolati, basta finzioni di inebriamento, basta isterismi. Finalmente uno sfogo denso e potente. E poi il balsamo di quei muscoli rotti e spossati. Un rilassamento che non provava da tanto, troppo tempo.

Un pianto di malinconia e avvilimento. Ma anche uno straordinario trampolino. Verso la realtà, verso la consapevolezza. E verso la clemenza, soprattutto. Quella che si era negata con una cocciutaggine inflessibile.

Un po’ di tolleranza e l’anelito a non torturarsi in continuazione.

L’acuta sensibilità di Lucy le ha fatto comprendere benissimo che quella di Bubi è una ritirata studiata e un po’ spietata. A lei peraltro è sempre stato chiaro che nell’impegno emotivo Bubi si sente subito in trappola. Lui era solo l’esemplare perfetto di precarietà per frastornarsi. Ma vuole ringraziarlo. Sente di doverglielo.

Mente, come se fosse cascata in pieno in quel panegirico.

Asciugandosi il viso, con gli occhi rossi e gonfi che rendono quasi un’impresa azzeccare i tasti del cellulare, scrive a Bubi: grazie. Certo, ci vedremo presto, senza ansie e lacerazioni. Buona notte.

Ora raffiguratevi Bubi. Nel disordine mentale e ambientale, Bubi prova un brivido di conforto per quel messaggio ma anche uno strano senso di disorientamento. Tutto è andato a rotoli quel giorno. Bubi è svuotato. E’ uno strazio ritrovarsi su quel divano ingombro di vestiti e libri, davanti alla tv che non ha alcuna voglia di accendere, con un cellulare che vibra di messaggi insulsi, il frigorifero vuoto, il trambusto che arriva dal piano di sopra. E quel pensiero invadente e indecente: l’enigma Lucy nella sua drammatica brama di lui.

Lucy trasponeva nel sesso tutte le tensioni, le disarmonie, gli istinti assurdi, i capricci, le chimere e a lui quell’uragano era piaciuto, moltissimo.

Per la sua bizzarra e incandescente escalation di dramma e desiderio Lucy lo aveva però paralizzato qualche ora prima. Insomma Bubi provava un focoso bisogno di lei e nello stesso tempo un brutto risentimento. Fastidio, si chiama fastidio forse. Non era riuscito neanche a buttarsi tra le braccia di Morena. Aveva scelto di rintanarsi al riparo da ogni tentazione, da ogni aggressione, da ogni incombenza. Perché quando si sentiva in trappola anche la buona palestra di Morena diventava un’incombenza.

Doveva lasciar macerare le sue contraddizioni, i suoi crucci, il suo disagio nel nulla di quella dimensione scomposta e pesante.

Magari un po’ di musica…Macché, pure quella è una coltellata. Colpa del pezzo sbagliato nel momento sbagliato: il solito tiro mancino della sorte!

Valerio Scanu non è proprio nelle corde di Bubi che, rabbiosamente, spegne la radio.

Si alza a fatica augurandosi di avere in casa almeno qualche birra.

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giovedì 10 giugno 2010

Non solo sesso

Morena è sesso, Morena è leggerezza. Morena è anche poesia domestica e trionfo di colori. Morena tradisce un marito al quale non è legata da amore ma da fraterna solidarietà. Morena apre e chiude parentesi di erotismo con Bubi in una chiave fresca e salottiera. Morena è uno spirito disinvolto ma non villano.

Ha scelto quell’infedeltà non pericolosa che Bubi può offrirle ritenendola la meno amara, la meno crudele, la meno irriverente. E tutto sommato ha sempre creduto di essere anche una piccola oasi familiare per Bubi.

A Bubi, nelle occasioni di libertà, dedica uno spazio semplice e lieto di ristoro. Alla consolazione carnale aggiunge le prelibatezze della cucina e il benessere di lunghe chiacchierate. Affascinante e intelligente, Morena. Piena di energie e risorse che dispensa con delicatezza, Morena.

Per Bubi quelle con Morena sono serate appassionate e serene. Ma quella sera forse quella zona franca, di pace e gaudio, sarebbe quasi seccante. Bubi sa che si sentirebbe attore di pessimo spessore, che sarebbe una recita zoppicante, che non ha in serbo docilità e interesse sufficienti per assaporare quelle ore.

D’altra parte è determinato a non farsi coinvolgere e travolgere da Lucy. Deve rinviare, rinviare tutto. Fermare le partite, raffreddare il motore, azzerare gli eventi invadenti.

Deve solo tenerle buone, questo è un chiodo fisso per Bubi. Perché lui non elimina le donne, neanche quelle moleste, mai. Neutralizza solo il loro attimo negativo. Talvolta il miglior alleato è il tempo, che tutto smorza. O le sue tattiche, che limano, orientano, arginano.

Deve defilarsi egregiamente per quella sera. Meditare una ragione plausibile per un improvviso allontanamento. Comunicarlo con educato rammarico e buttare l’amo per un futuro indeterminato.

Ovviamente ci sono gli sms per svignarsela senza troppe complicazioni!

Con Morena peraltro non è difficile: carissima, purtroppo non posso, noiose questioni di lavoro e una brutta influenza. Spero ricapiti presto un’altra opportunità: non la perderò. Un bacio.

Con l’enigma Lucy la situazione è decisamente più critica. Non vuole rogne ma neanche se la sente di farla sprofondare. Deve affidarsi alle note stupefacenti a lei tanto care, deve ammansirla, deve essere garbatamente risoluto.

Ci vogliono davvero doti da stratega. E a Bubi non mancano…

L’enigma Lucy riceve questo messaggio: Lucy, Lucy…devo promettere, devi affondare, la nostra regola è trasgredire, estasi e poi oblio. Lucy, Lucy…non sono un mago ma adoro la magia, quella dei sensi, dei sogni e forse della ribellione. Però non può esserci che brio per tutto questo. Ci vedremo presto, senza ansie e lacerazioni…Tranquilla, sei una creatura meravigliosa.

Lo legge e lo rilegge. Piange, Lucy.

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mercoledì 9 giugno 2010

Lucy, Morena e campari shakerato

A Bubi tremano le mani ma trangugia la fine del campari, imposta il ghigno da marinaio e legge Lucy: Bubi so che non puoi capire, sto affondando, devo affondare. Avevo bisogno di te: estasi e poi oblio.

Sobbalza, Bubi: accidenti, Lucy è avvolta dalle tenebre.

E lui, Bubi, sarebbe l’ultimo desiderio di una condannata a morte?

Choc…Ma anche un po’ di macabra attrazione. Per Bubi è una calamita quella focosa follia!

Intanto il display si illumina e si spegne. Sono gli squilli di Morena. Morena che lo rincorre. Morena che non si rassegna. Morena che, lui lo sa, lo trascinerebbe in un vortice di sussurri, di abbracci, di schermaglie amorose.

Poi un messaggio. E un altro ancora.

Uno è di Lella, la crocerossina. No, non è scomparsa di scena. Ma per ora lasciamola sullo sfondo. L’altro è di Lucy: perdonami, se puoi.

Un orribile presentimento assale Bubi.

Forse dovrebbe chiamarla, tentare di calmarla. Sta proprio male Lucy.

Ordina un altro campari shakerato. Come sempre quando è agitato e infastidito si mette a tormentare qualche amante lontana nel tempo o nello spazio. E’ il suo modo di distrarsi, di ribadire la sua libertà, di sottrarsi all’impegno, all’umanità, alla compassione, all’affetto. In questi momenti i messaggi sono piccanti, al diavolo la grazia delle forme e le sottigliezze della conquista raffinata, Bubi usa l’approccio indecente.

Vorrei vedere che biancheria intima indossi ora…Più moderato di molte altre volte comunque per le destinatarie che ricevono all’improvviso un sms così è pur sempre un piccolo brivido, forse. Oppure una sciocchezza intollerabile. E vai con le reazioni! Talune scomposte e furiose. Qualcuna vagamente pudica. Altre oscene oltre ogni ragionevole immaginazione.

Scelgo solo una risposta, nel mucchio: io invece vorrei che ora tu mi vedessi semplicemente nuda!

Ma oggi anche le risate, la stizza, le elucubrazioni sulle varie personalità, quelle che Bubi studia attraverso quel meccanismo un po’ lascivo e un po’ puerile, non placano la sua irrequietezza.

Lucy, l’enigma Lucy. Non scompare neanche nel fondo del bicchiere. Non scivola via tra i ricordi, le parole, gli stimoli di tutte le altre. Le altre donne, le altre amanti, le altre compagne di tripudio o sventura…

Ed è proprio questo che Bubi non sopporta. Deve rompere ogni indugio, deve sradicare Lucy dai perversi percorsi delle sue infatuazioni, deve riprendere le redini, deve spezzare quel legame morboso che Lucy gli ha spalmato addosso…

Morena, Morena, Morena. Ripete nella mente quel nome come se fosse salvezza, soluzione.

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