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giovedì 11 ottobre 2012

Sonia a sesso lento


Sonia è morbida, languida. Tutta moine, sussurri, sguardi caramellosi. Sai come sono le gatte morte, Giulì! Fingono sempre una vezzosa indifferenza, si muovono con sensuale indolenza. Sonia è una gatta morta. Punto.
Bubi, in una parola sola, svenevole.
Si, svenevole.
Ma questa Sonia o, insomma le gatte morte, sono molli anche sessualmente?
Non molli, Giulì, morbide. Indugiano, si strusciano zuccherose e apparentemente arrendevoli, ammiccano e alludono con smorfie e bisbigli, seducono con pose esplicite ma travestite da casualità.
D’accordo ma almeno al culmine del piacere si trasformano in animali vivi immagino, Bubi!
Da quando ti interessa così tanto il dettaglio tecnico, Giulì?
Da ora, Bubi. La gatta morta mi incuriosisce, mi infastidisce, mi avvilisce. Voglio saperne di più, ecco.
Vivono l’erotismo come forma di celebrazione della propria bellezza e del proprio fascino. Adorano sedurre, eccitare, confondere, rapire. Al godimento fisico antepongono il godimento cerebrale della conquista. Probabilmente vivono così la loro femminilità o la loro potenza femminile…
A te Bubi piace molto Sonia?
La trovo infinitamente sensuale, tutto qui. Mi allettano le sue pose, le sue labbra vagamente imbronciate, il tono vellutato della sua voce. Appena l’ho conosciuta ho fantasticato sul suo corpo abbandonato al mio! Mi fanno impazzire i suoi riccioli neri che cadono disordinati sul viso, il suo guardaroba sexy finto trasandato, le sue mani piccole e magre. E comunque, Giulì, Sonia ha anche lo charme dell’arguzia, ha buona cultura e grande sensibilità musicale.
Ma questa Sonia gatta morta è amica di Cristina il leopardo, che coppia Bubi!
Una strana combinazione, è vero Giulì. Ma se le vedi insieme sembrano danzatrici molto esperte e affiatate, giocano d’intesa. E sono inebrianti. Molto.
Suggeriscono una performance a tre?
Indubbiamente stimolano proprio quel genere di fantasia erotica, Giulì. Io preferisco non addentrarmi in quel tipo di esperienza ma teoricamente ammetto che sono stato attraversato da un po’ di fermento carnale e da una buona dose di tentazione! D’altra parte sono anche consapevoli che ho abbondantemente consumato con entrambe e direi che l’hanno presa con frizzante complicità. Credo che per loro sia una situazione intrigante e avvincente. Sono spiriti free, Giulì.
Molto free, Bubi. Punteggio, su, voglio un punteggio o una graduatoria: meglio il leopardo o la gatta morta?
Giulì stento a riconoscerti! Secondo me Pedro ti ha imposto di girare il coltello nella piaga.
Bubi…rispondi.
Per un solo incontro di sesso, Cristina. Se gli incontri si moltiplicano, meglio Sonia. E’ più impegnativa e lenta l’esplorazione, insomma si concede gradualmente e questo tiene alta la tensione. Con Cristina si brucia tutto subito.
CONTINUA

giovedì 4 ottobre 2012

Non è una gatta morta


Bubi sai che quando accenni a movenze feline puoi suscitare il dubbio di allusione alla classica “gatta morta”?
Cristina è un bel leopardo, Giulì. Se vuoi un esemplare di gatta morta quella è Sonia, la sua amica. Che fusa eccitanti!
Bubi sai che le gatte morte mi fanno venire l’orticaria però…questo confronto è allettante! Ma, ma…questo significa che sei in corrispondenza di amorosi sensi con entrambe contemporaneamente?
Adoro le storie parallele, lo sai amica mia.
Purtroppo lo so, Bubi. Lo sa anche Pedro.
Perché usi quel tono per specificare che lo sa anche Pedro? Dimmi, Giulì, questo è uno degli elementi di…?
Bubi sai benissimo che non devo parlartene, ti ho già lasciato intuire troppo, non farmi domande, racconta ciò che vuoi come vuoi. Sei nelle mani di Pedro e della sua tastiera vivente, come me del resto.
Tu però sei in rapporto di collaborazione, io invece sono la cavia da laboratorio che voi tre scrutate!
Non è proprio così, Bubi, suvvia, non cercare di impietosire i lettori…Avanti, presentami Cristina il leopardo e Sonia la gatta morta.
Visto che non posso tirarmi indietro…Cristina è un caterpillar, una tipa tosta e arrivista, senza languori umani e fronzoli romantici. Una donna che ha un cervello da robot, zeppo di dati ma senza anima. Le nostre tre conversazioni sembravano il grigio preludio di un convegno tra geni dell’economia o dell’industria.
Caspita, Bubi, bella premessa per fare sesso!
Eh Giulì, per un leopardo il salto dal tavolino del bar al letto di casa sua è stato rapido e facile. Fin dalla prima volta. E’ bastato un attimo di silenzio. Mi ha guardato dritto negli occhi, ha posato una mano sulle mie gambe in modo eloquente e mi ha detto semplicemente “andiamo a casa mia?”
Insomma le chiacchiere erano un proforma, le interessava andare alla meta.
Ma no, Giulì. Quando parla è Cristina, la stilista di successo, la donna in carriera, la tipa seriosa, razionale, cinica, volitiva. Quando le scatta il desiderio sessuale stacca temporaneamente la spina da tutto e indossa la pelle di leopardo.
A quel punto diventa più dolce o si scatena?
Dolce rock, Giulì. E’ avida, di baci e carezze. E in questa sorta di arrendevolezza alla mia bocca e alle mie mani fa tenerezza, il leopardo. Ma è anche furiosa nell’esplorazione del mio corpo, nella frenesia con cui si dimena, nella foga della sua lingua su di me. Così sinuosa, così vorace, così avvinta dal sesso Cristina sembra spogliarsi completamente della sua immagine pubblica…
Questo le restituisce un volto umano, Bubi.
Si, Giuli, ma dura il tempo dell’appagamento. Poi bruscamente torna ad essere la Cristina cruda e dura. Ma devo raccontarti qualche particolare spinto.
No, aspetta, Bubi prima dimmi qualcosa su Sonia, la gatta morta…
CONTINUA

martedì 3 agosto 2010

Non sottovalutare il sesso

Morena conferma serata e invito a cena. Perfetto! E’ una tranquilla domenica pomeriggio e Bubi ha l’immediato futuro ben combinato: serata con l’amica Giulì, lunedì sera jazz e sesso enigmatico con Lucy, martedì cena ed erotismo con Morena.

Sono le 19 quando lascia il divano e si prepara per andare da Giulì.

La spaghettata è ottima e abbondante. La conversazione è corposa.

Le prime battute tra Bubi e Giulì sono sulla ninfomane Monica. Quello che Bubi riferisce è proprio quello che Giulì aveva già sentito dai racconti sulle avventure e sulle prodezze di Monica. Concordano che da buona ghiottona abbia messo gli occhi su uno svago piacente e prestante come Bubi ma che probabilmente non è questo l’unico motivo di tanto interesse…Il rapporto con Morena deve avere qualche connessione con le insistenti attenzioni che Monica ha manifestato a Bubi!

A questa curiosità troveranno forse risposta quando Bubi parlerà con Morena…

A Giulì fa ridere la ricostruzione delle acrobazie di Monica fatta da Bubi, riesce quasi a visualizzare le scene da kamasutra e le insidie di Bubi per scatenarne di più complicate e travolgenti. Si, Bubi deve essersi proprio divertito con quella jena affamata e senza vergogna!

Bubi, penso che potresti girare un film porno con questa star del sesso!

L’argomento comunque non è così stimolante, tutto sesso e squallore.

E’ tutto quasi scontato, mormora Giulì. Ero ansiosa di conoscere la dinamica di una relazione con una tizia così particolare come Monica ma adesso mi accorgo che non mi coinvolge…

Una notte con Monica è gradevolissima, sono felicemente disponibile alle repliche. Ma non merita grandi parole. Ho sfogato i miei istinti più bassi e turpi, come maschio è stato un bellissimo gioco però non ci sono misteri, spazi aperti, risvolti intriganti. Monica non è una viveur, è una libertina.

Una maiala, avrebbe detto l’amico Carlo.

Bubi, dopo una nottata così cosa ti resta in testa o nel cuore?

Emozioni, Giulì. Non sottovalutare il sesso. La pelle, gli umori, le voci, i respiri, gli sguardi, le pose, il tempo: c’è tutto questo nei corpi che si uniscono. D’accordo, so perché mi guardi con quell’aria perplessa e un po’ disgustata. Non sono profonde intese spirituali, non sono attimi sublimi di amore e dedizione, non sono raffinate e colte sintonie cerebrali. Ma sono caldi momenti di vita e verità, Giulì. Credimi.

Bubi sai che non fatico a credere che anche un’ora di sesso possa essere un’indimenticabile parentesi di forte intimità dell’anima ma è la moltiplicazione delle occasioni e dei corpi che ha tutte le note per suonare un rock da sballo piuttosto che una melodia per il nobile trionfo dei sensi! Dai…

Giulì capisco il tuo punto di vista. In fondo sei la mia incrollabile idealista sentimentale e integerrima! Però non puoi escludere che io viva un piano diverso, su altre lunghezze d’onda, immerso nella natura selvaggia.

Se lo escludessi non sarei qui con te, Bubi. Non dubitare mai del mio rispetto!

Grazie, Giulì, so che ammiri la mia sincerità e la mia coerenza alla totale bizzarria. Piuttosto, dovresti spiegarmi come mai, nonostante critiche e manfrine anche feroci, guadagno giudizi lusinghieri da molte donne…Quasi arrossisco!

Si, sbuffano, si arrabbiano, ti insultano. Ma si sciolgono al solo pensiero di te, pendono dalle tue labbra, ti conservano con cura nello scrigno della memoria, anelano a impalmarti, non fanno che parlare di te con lo sguardo che brilla come un cielo stellato!

Vale anche per Stefania?

CONTINUA

giovedì 8 luglio 2010

L'amante di.......

Bubi e Paoletta stanno insieme fino alle 2 del mattino. Dopo l’aperitivo e una pizza veloce trascorrono qualche ora a casa di Bubi. Disinibita e allegra, Paoletta travolge Bubi in un’intimità spinta e impetuosa. Poi è la volta della verità. Verità che Bubi non deve carpire e intuire. Sembra quasi che Paoletta colga quell’opportunità come una liberazione. E’ audace e franca.

Ricorderete la bellissima casa di Paoletta, le sue strane allusioni, quel cellulare che di tanto in tanto andava a controllare, l’alone ambiguo e misterioso del quale avevano poi parlato Giulì e Bubi…

Paoletta è l’amante di un ricchissimo personaggio, quella casa è il suo prezioso dono a Paoletta a condizione, ovviamente, che sia anche il loro nido di incontri. Il personaggio in questione è anche il datore di lavoro di Paoletta e il legame tra i due dura da tre anni. Tre anni di gioia e rabbia, tre anni di lusso e solitudine. Una gabbia dorata, per Paoletta.

Paoletta racconta a Bubi l’amore, il sogno, la dedizione. Poi la scoperta di un vuoto orribile, di un silenzio assordante, di una frustrazione avvilente. E anche la tremenda presa di coscienza della sua frivolezza. Lo ama e lo odia, ora. Esattamente quanto ama e odia se stessa. Si è resa conto di quanto abbia inseguito lo sfarzo e il potere. Disprezzare lui significa anche disprezzarsi, ecco. Lei ha accettato quel ruolo, quella situazione, quel rapporto tenuto nascosto come un delitto e una colpa. Lei è stata complice e compagna di arrivismo e cinismo. Ha goduto del denaro, della libertà di ogni sfizio, del benessere di una vacanza principesca. Forse ha solo creduto di amarlo perché le consentiva tutto quello che la eccitava.

Per Paoletta nulla era più proibito. Bastava chiedere, lanciare un’esclamazione di gradimento davanti a una vetrina, confidare un desiderio. Lui era come la bacchetta magica! E Paoletta per molto tempo non aveva avvertito il disagio, la mortificazione, l’isolamento. C’era il jet privato che li portava a Parigi per una cena, c’era la crociera sullo yacht con pochi amici fidati, c’erano i mazzi di 36 rose rosse o la borsa di Prada o l’anello di brillanti a placare qualche attimo di tristezza e di ribellione. E c’era pure un lavoro di scarso impegno e molto prestigio con un bel gruzzolo immeritato a fine mese. Paoletta si ritrovava un conto in banca che non avrebbe mai potuto neanche immaginare, una splendida auto sportiva, l’appuntamento settimanale dalla parrucchiera, dall’estetista, dalla massaggiatrice.

Meglio di un terno al lotto…

Lui è anche un uomo affascinante, colto, gentile, sembrava riempirmi di attenzioni. Dice Paoletta a Bubi. Prima di incontrare te non l’ho mai tradito.

Paoletta speravi che prima o poi avreste vissuto tutto questo alla luce del sole e quando hai capito che non era così sei crollata?

Non lo so Bubi. Davvero, non lo so. Non posso dirti che lui mi abbia preso in trappola, è sempre stato chiaro che non avesse alcuna intenzione di mettere in discussione la sua realtà con una come me…

Una come te? Cosa vuoi dire Paoletta?

Bubi non sono propriamente una signora. Non sono come sua moglie e tutte le donne ufficiali del suo ambiente. Non ho la loro educazione, le loro radici, la loro misura. Non sono una stupida cresciuta a bon ton, malizia e falsi sorrisi. Non sono una della buona società. Sono una che ha messo il cervello nel cellophane per fare il salto nella bella vita…che idiota. E tutto questo lui lo sa. Lo sa da sempre. E’ così astuto, così esperto, così acuto…Ha i collaboratori giusti, i domestici giusti, i conoscenti giusti, i soci giusti. E pure l’amante giusta, no? Una che ha fatto la bambolina senza mai intralciarlo. Una che si è dimostrata più sciocca di quelle oche del suo mondo…

Beh non ha considerato che il tuo cervello poteva rompere il cellophane prima o poi, non è infallibile neanche lui Paoletta!

Bubi non riesco a cancellarlo con un colpo di spugna.

Non capisco se provo un sentimento autentico per lui nonostante lo squallore, se sono ancora infatuata dalla sua prestanza, dal suo calore, dalla sua abilità. Se rimango con lui covando rancore e voglia di vendetta, Bubi. O se non riesco a rinunciare a tutto quello che ho…

Bubi, zitto, resta a fissarla.

Ti faccio schifo, Bubi?

CONTINUA

sabato 19 giugno 2010

Bubi invaghito e perplesso

Mancano pochi minuti alle 21 quando Paoletta e Bubi arrivano al Black&White.

Lei strilla: Bubi, che schianto, ti sei proprio tirato a lucido!

Manca poco che Bubi arrossisca ma scoppia in una risata argentina: Paoletta toccherebbe a me fischiarti dietro, sei uno splendore…ma sono felice della tua accoglienza, caspita, sono autorizzato a montarmi la testa eh!

Paoletta lo bacia sulle guance appoggiandogli morbidamente una mano sulla spalla, abbozza un simpatico inchino e poi: dai, entriamo, vedremo di proseguire dopo con i complimenti.

Bubi è entusiasta: Paoletta è proprio calorosa, affabile, sciolta. Immagina una serata divertente e accattivante. Tutto quel sex appeal in un temperamento così sportivo e schietto era di ottimo auspicio anche per una travolgente intimità.

Per tutta la durata della cena la conversazione è condita da un intenso gioco di sottintesi: allusioni e incoraggiamenti a profusione in un clima cameratesco. In qualche momento, pensa Bubi, fin troppo cameratesco…

Insomma Paoletta è molto disinibita tanto da trasmettere con chiarezza voglie e intenzioni. Lascia intendere con somma trasparenza che Bubi è un voluttuoso capriccio. E con altrettanta trasparenza è come se dichiarasse che non ha alcun bisogno di farlo scomodare nell’impresa di conquista, di fingersi timorosa o indecisa, di simulare pudore o roba del genere.

Roba del genere. Usa davvero queste parole quando dice a Bubi che lei delle manfrine femminili sul sesso e dintorni non vuole saperne.

Bubi si accorge, per la prima volta nella vita forse, che certe tiritere delle donne sono anche un po’ il pungolo che gli uomini si aspettano, cercano quasi.

Bubi è impacciato! Paoletta è bellissima e molto sensuale quando chiacchiera di altri argomenti, si muove, mangia, ascolta Bubi strabuzzando due occhi da mille e una notte. Ma è paralizzante quando pigia il piede sull’acceleratore. Sembra il conoscente da bar che mena pacche sulle spalle mentre esorta a sbocconcellare qualche appetitosa donzella, Paoletta!

Difficile riferirvi quanto esplicita sia nei riferimenti al dopo cena, rasentano la pornografia. L’espressione più candida, quella che Bubi trova digeribile insomma, è comunque piuttosto coraggiosa: Bubi, spero che a letto tu sia più vorace che a tavola…

Bisogna dire che aggiunge sempre una chiosa: scherzo…

Ma scherza davvero o è un igienizzante che si mette in bocca quando legge l’imbarazzo nello sguardo o nel silenzio di Bubi?

Che dilemma per il nostro Bubi. Invaghito e perplesso. Un’altalena che dondola imbizzarrita. Eppure certe sfumature sono così soavi da far intuire a Bubi una sorta di forzatura in quello spirito sfrontato. A bruciapelo prova a smascherare Paoletta: se c’è da credere ai vecchi detti can che abbaia non morde. E sorride inchiodando i suoi occhi in quelli di lei.

Paoletta sostiene pochissimo il penetrante esame, lancia un’occhiata sui commensali di un tavolo vicino e bisbiglia: c’è il gelo tra quei tipi eh?!

Cerca di uscire dall’impasse, Paoletta.

Bubi si rilassa sollevato e trionfante sullo schienale, distende leggermente le gambe, si accomoda a guardarla e a stuzzicarla ancora…

In attesa di sapere come evolverà la serata con Paoletta, non aspettatevi qualche plateale exploit di Lucy, lettori. Di nuovo fa capolino in un guizzo nella mente di Bubi ma lei osserva, forse ubbidiente forse avvilita forse cospirante, lo stato di pausa.

CONTINUA